Una tecnologia non così innovativa

La prima idea, che si avvicina in modo incredibile ai visori moderni è di Morton L. Heilig con la Telesphere Mask brevettata, pensate un po’, nel 1960. 

Era stata pensata come un “apparato” (maschera o visore) da collegare alla tv per poi essere applicata sul viso per simulare la sensazione di realtà muovendosi nelle tre dimensioni e, come se non bastasse, aveva la capacità di emettere odori e sbuffi d’aria per simulare il vento.

Tra il 1965 e il 1968, Ivan Sutherland propone la sua
Sword of Damocles, un congegno VR composto da due tubi a raggi catodici ed elementi ottici che proiettano delle immagini generate al computer. L’unico problema sta nel fatto che i prototipi erano così pesanti che dovevano essere sostenuti da un braccio metallico fissato al soffitto. Tutt’ora il suo progetto lo porta ad essere considerato il padre fondatore della realtà virtuale.

 

Nel 2012 compare su Kickstarter una compagnia chiamata Oculus VR, che voleva creare il visore, a loro detta, più immersivo della storia. La campagna creata, che aveva come obiettivo 250mila dollari, ne raccolse 2 milioni e mezzo, e due anni dopo l’azienda venne acquistata da Facebook. Da quel momento in poi, i dispositivi per la realtà virtuale migliorarono sempre di più e vennero presi in considerazione da altre compagnie legate al mondo del gaming, come ad esempio la Sony.

 

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